Cellulari che innescano esplosioni durante il rifornimento: mito o realtà?

Accade spesso di assistere a filmati drammatici (qui e qui per esempio), raccolti dalle telecamere di sorveglianza installate in impianti distributori di carburante, che identificano nel telefono cellulare l’origine dell’innesco di incendi o esplosioni.

Il telefono cellulare è certamente una potenziale sorgente di accensione ma solo in certi ambiti e solo con certe sostanze.

Un documento del PEI (Petroleum Equipment Istitute USA), aggiornato al 22/3/2017, ha approfondito i casi di 176 incidenti avvenuti durante il rifornimento in diverse stazioni di servizio USA e non ha trovato alcuna evidenza del coinvolgimento di telefoni cellulari nell’innesco di incendi. In esso si specifica che: “So far we have been unable to document any incidents that were sparked by a cellular telephone” cioè “Finora non siamo stati in grado di documentare eventuali incidenti innescati da un telefono cellulare”.

Sembra abbastanza esplicita come affermazione, non trovate?

Certo, l’assenza di prove di coinvolgimento non è certamente la prova dell’assenza di coinvolgimento ma, in questo caso, esiste un grande colpevole che spesso si dilegua e la fa franca: l’elettricità statica.

La causa dei flashfire che si vedono nei molti video su youtube è dunque l’innesco elettrostatico dovuto:

  • al contatto tra due conduttori a differente potenziale (mano della persona e pistola di erogazione) in presenza di una nube di vapori di benzina con una concentrazione interna al campo di infiammabilità (LFL-UFL);
  • all’autoinnesco della benzina la quale, caricandosi elettrostaticamente a causa dell’elevata resistività (vedi CLC/TR 60079-32-1 o NFPA 77), in assenza di riempimento a sorgente (es. serbatoio di motociclette), può dar luogo ad innesco della nube ATEX con conseguente esplosione.

Ci siamo quindi?

Una volta usciti dall’automobile stiamo all’aperto fino a che il rifornimento è terminato. Se rientriamo in auto, infatti, lo strofinio tra gli abiti e il tessuto del sedile ci può caricare elettrostaticamente, soprattutto in presenza di giornate con poca umidità atmosferica. Si creerà, quindi, una sorta di condensatore del quale noi diventiamo un’armatura. In conseguenza di questo, una volta riscesi dall’auto se ci avviciniamo troppo ad un altro conduttore con differente potenziale, che potrebbe essere l’erogatore di benzina, si romperà l’isolamento del dielettrico (l’aria), si riequilibreranno le cariche con un sottilissimo filo di plasma elettrico, e la scintilla generata sarà capace di innescare qualsiasi sostanza infiammabile.

Per esempio i vapori di benzina che stanno proprio lì attorno.

Peraltro, in teoria, i rifornimenti self-service non dovrebbero consentire il bloccaggio dell’erogatore in fase di rifornimento proprio per questo problema.

In teoria…

Non siamo ancora del tutto convinti dell’innocenza del cellulare?

Posto allora le prove definitive di quanto affermo… più o meno, diciamo…

La prima: il test condotto dai pazzi di Brainiac. Ne fa le spese una incolpevole roulotte.

La seconda: il test condotto dai due fenomeni di Mythbusters. Anche in questo caso l’evidenza è inequivoca. I cellulari sono innocenti. L’innesco elettrostatico è il vero colpevole.

Alla prossima!

MM

PS – Per tranquillizzarci un po’, per stessa ammissione del PEI, l’adozione di sistemi di recupero dei vapori ha reso trascurabile il fenomeno dell’esplosione durante il rifornimento, prima presente in modo rilevante in USA (in Europa è da molto che il rifornimento con il recupero dei vapori è stato introdotto). Insomma, stiamo tranquilli. Ma non risaliamo in auto durante l’operazione, ok?

Brevi note scientifiche

Sul tema del potenziale di innesco dei telefoni cellulari durante le operazioni di rifornimento l’indagine maggiormente citata è stata effettuata da Glenn Kuriger dell’Università dell’Oklahoma nel 2001. Le evidenze del paper indicano che, nonostante l’energia presente nella batteria di un telefono cellulare possa essere sufficientemente elevata da configurare un rischio di accensione per la benzina, perché l’accadimento abbia luogo sono necessarie condizioni ottimali e anomalie specifiche altamente improbabili da raggiungere. La probabilità di un’esplosione dipende, cioè, da una fonte di ignizione che dovrebbe essere collocata nel posto giusto al momento giusto e capace di fornire la giusta quantità di energia. La loro ricerca indica che tale evento, seppur possibile non appare credibile. Risulta infatti estremamente improbabile e con caratteristiche tali da poter essere trascurato (Kuriger, 2003).

L’EFAA, ad integrazione di quanto detto, nel 1999 conclude che: “(…) the use of a mobile phone at a petrol filling station (…) under normal operating conditions presents a negligible hazard and that the likelihood of such an accident under any conditions is very remote.”

Un altro aspetto particolarmente interessante, approfondito da Burgess nel 2007, è connesso alla “cascata sociale di credenza”, cioè al motivo per il quale, a fronte di una persistente assenza di prova, anche ora si ritenga il telefono cellulare un pericolo reale durante il rifornimento alla stazione di servizio. L’autore identifica almeno due fattori concomitanti e catalizzanti l’un l’altro. Il primo è legato al regime precauzionale con il quale le compagnie petrolifere britanniche hanno imposto la restrizione d’uso dei dispositivi mobili sui piazzali delle stazioni di servizio che ha avuto l’effetto di confermare il pericolo. I segnali di avvertimento nei manuali dei telefoni cellulari hanno poi indotto un effetto simile conducendo ad ulteriori limitazioni alle stazioni di rifornimento.

Insomma dietro al problema dell’effetto fantasma del telefono cellulare non ci sono solo ragioni tecniche, ma anche cognitive, di percezione del rischio e sociali.

Bibliografia minima

Burgess, A. (2007). Real and phantom risks at the petrol station: The curious case of mobile phones, fires and body static. Health, risk & society, 9(1), 53-66

EFAA (1999) Mobile Phone Usage at Petrol Stations (Menlo Park, CA: Exponent Failure Analysis Associates)

Kuriger, G. (2003) Potential for a mobile phone battery to act as a source of ignition.  In  Technical  Seminar Proceedings (London: Institute of  Petroleum), pp.  23 – 28

© Marzio Marigo

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