A proposito di energia e dell’accordo di Parigi

Leggo in alcuni forum e in alcune bacheche che Trump fa bene. Il climate change sarebbe un’invenzione prezzolata di una classe di scienziati con un po’ di puzza sotto il naso.

Non entro nella polemica.

Da tempo ho sedimentato una precisa posizione sull’argomento che potrei difendere con numeri, dati e fatti.

Approcciamoci però da un altro punto di vista.

Quanto “teoricamente” bruciamo per mantenere il nostro tenore di vita?

Riporto nel seguito le statistiche di energia pro capite media, consumata nel 2015, suddivisa per Stato.

L’energia indicata è quella complessiva, non solo quindi la frazione elettrica, e comprende i consumi finali per industria, trasporti, uso civile e agricoltura (elettrici e non elettrici).

I dati sono quelli della banca mondiale aggiornati a tutto il 2015.

  • USA*: 6,790 tep
  • Federazione Russa: 4,943 tep
  • Germania: 3,818 tep
  • Francia: 3,693 tep
  • Giappone: 3,433 tep
  • UE: 3,208 tep
  • UK: 2,764 tep
  • Italia: 2,482 tep
  • Cina (2014): 2,237 tep
  • India (2014): 637 tep
  • Nicaragua* (2014): 609 tep
  • Siria* (2014): 575 tep
  • Nigeria (2014): 151 tep
  • Sudan del sud (2014): 59 tep

Tep significa “tonnellata di petrolio equivalente”; è così che si quantifica l’energia primaria. Per visualizzare questa quantità immaginiamo che un tep sia pari a circa 1,25 mc di petrolio. Insomma, un cubo con un lato uguale a 1,1 metri.

Quindi ogni abitante degli Stati Uniti, per consentire di alimentare il proprio benessere, è dotato di uno “zainetto” d’inizio anno non inferiore a circa 8,5 mc di petrolio.

Un giapponese circa 4,2 mc.

Un italiano circa 3,1 mc.

Un abitante del Sudan del sud circa 73 litri di petrolio.

Nello specifico settore elettrico, che pesa per circa un terzo del totale, non tutti i consumi sono alimentati dalla combustione di masse petrolifere. Il discorso sarebbe lungo. Mi perdonerete la semplificazione.

* Paesi non aderenti all’accordo sul clima di Parigi del 2015.

© Marzio Marigo

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