Manutenzione, esplosione e loro correlazioni

La manutenzione nelle attività a rischio di esplosione costituisce una opzione non derogabile. Infatti, i luoghi classificati a rischio di esplosione, le sorgenti di accensione elettriche, meccaniche ed elettrostatiche e i sistemi di protezione contro il rischio di esplosione DEVONO essere assoggettati a manutenzione sia per motivi derivanti dalla legislazione di stato, sia per prescrizioni date dalla norma tecnica e, infine, in virtù delle risultanze di una corretta valutazione del rischio.

Attenzione, non discuto qui della forma più comune di manutenzione posta in essere negli anni ’40 e tuttora presente in molte piccole e medie imprese del nostro tessuto produttivo, la famigerata “Fix it when it broke”, cioè il “ripara quando si rompe”, cioè (ancora, utilizzando la terminologia della EN 13306) la “manutenzione correttiva”.

NO.

Questa forma di manutenzione, pur se in molti ambiti tollerabile, nei settori a rischio di esplosione non dovrebbe rappresentare un’opzione. L’RCM (la Reliability Centered Maintenance. Cfr. nota 1) infatti prevede nei casi in cui:

vi siano conseguenze per la sicurezza delle persone

 AND

non siano attuabili i task propri della manutenzione preventiva (manutenzione su condizione e/o manutenzione preventiva periodica. Cfr. nota 2)

l’obbligo di riprogettazione dell’asset che tenga in considerazione le esigenze dell’RCM.

Peraltro, l’allegato B.3, CEI EN 60079-10-1:2016 specifica chiaramente che:

“(…) il concetto di una emissione di grado secondo si basa anche sul presupposto che l’emissione durerà solo per brevi periodi (…) Ovviamente, se non c’è un monitoraggio regolare e la manutenzione è scarsa, le emissioni potrebbero durare per ore se non addirittura per giorni interi prima che siano rilevate. Questo ritardo di rilevazione non significa che le sorgenti di emissione dovrebbero essere dichiarate come di grado primo o continuo (…) La classificazione dei luoghi non dovrebbe essere una scusa per giustificare un’attività di manutenzione scarsa, ma l’utilizzatore deve essere avvertito che attività scarse potrebbero compromettere le basi su cui si fonda la classificazione del luogo”.

Spostandoci nel campo delle sorgenti di accensione, per gli impianti elettrici soggetti a rischio di esplosione esiste la CEI EN 60079-17:2015 che, guarda caso, si intitola: “Atmosfere esplosive: Verifica e manutenzione degli impianti elettrici”.

Evitiamo pure di citare gli standard CEI UNI EN/ISO 80079-36/37:2016, relativi ai modi di protezione per apparecchi meccanici da installarsi in luoghi ATEX. In tali norme la manutenzione rappresenta un caposaldo non sostituibile.

Relativamente ai sistemi di protezione mi sento di far riferimento, a titolo esemplificativo, alle sole NFPA 68 e 69 le quali impongono specifici controlli (cfr. nota 3) cui assoggettare gli asset critici soggetti a rischio di esplosione. 

Riporto, a questo proposito, due esempi di check list di verifica proposte dagli standard statunitensi.

Evito di citare gli obblighi legislativi in tema di manutenzione, comunque bene rinvenibili sia nel Titolo III, Capo I sia nel Titolo XI, D.Lgs. n. 81/2008. Dovremmo essere già esperti su questo, no?

La manutenzione in ambito ATEX, quindi, non è facoltativa.

È un obbligo finalizzato a mantenere stabile il livello di rischio nel corso del tempo.

Ripeto: obbligo non opzione.

E deve peraltro far parte del corredo delle misure di prevenzione stabilite dal documento sulla protezione contro il rischio di esplosione elaborato ai sensi del Titolo XI, D.Lgs. n. 81/2008.

Se vuoi puoi approfondire l’argomento QUI, QUI oppure (insieme a me) QUI IL 25/5/2018 A MILANO.

Ciao, alla prossima!

Marzio

Nota 1: l’RCM, ovvero la manutenzione orientata all’affidabilità, fa parte della grande famiglia delle RAMS ed è uno specifico approccio di politiche manutentive che privilegia gli aspetti di sicurezza e protezione ambientale. Nata per gestire situazioni ad alto rischio (industria aerospaziale e nucleare) si è poi diffusa, non in modo particolarmente esteso in Italia, negli ambiti a rischio di incidente rilevante. L’RCM, a parere di chi scrive, costituisce l’opzione primaria per la gestione di ambienti con rischio di esplosione.

Nota 2: Le opzioni manutentive da porre in atto in un sistema protetto con RCM sono le seguenti (cfr. SAE JA1011:2009 e relativa linea guida SAE JA1012:2011):

  • MSC, Manutenzione Su Condizione;
  • MPP, Manutenzione Preventiva Periodica;
  • FF, Failure Finding;
  • MC, Manutenzione Correttiva.

Nota 3: Il titolo III, Capo I, D.Lgs. n. 81/2008 distingue i controlli dalle verifiche. Sono due cose differenti. Non confondiamole!

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Tra gli argomenti trattati la IEC 60079-10-1:2015 avrà il suo “palchetto d’onore”. Invia quindi una mail di interesse a:

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ATEX, serbatoi & risposte

La scorsa settimana ci eravamo lasciati con un problema aperto al quale ora cercherò di dare risposta. La soluzione passerà necessariamente attraverso una simulazione di calcolo (ed è esattamente in questo punto che perderò, probabilmente, due dei miei tre lettori).

Per le simulazioni utilizzeremo le equazioni della tensione di vapore proposte dal Perry’s Handbook. I limiti superiori di infiammabilità (UFL) saranno invece estrapolati dalla scheda di sicurezza del fornitore della miscela, un po’ datata per la verità (2003). Ad un’analisi più approfondita la MSDS si rifà al database presente nello Yaws Chemical Handbook del quale qui si può leggere un breve estratto (tratto da: Crowl, D. A. (2010). Understanding explosions. John Wiley & Sons).

Tutto bene quindi?

L’interno del serbatoio si può definire in “regime di saturazione dei vapori” e non ci pensiamo più?

Non proprio.

Per tutta una serie di ragioni che riepilogherò alla fine.

Nella realtà abbiamo svolto i calcoli con UFL “vecchi”, diciamo così. L’ultima revisione della IEC 60079-20-1 restituisce, a questo riguardo, i valori che riporto di seguito.

All’interno del serbatoio, con i dati aggiornati alle migliori fonti di informazione ora disponibili, i vapori saturi in equilibrio non superano l’UFLmix e non si può quindi escludere la presenza di ATEX durante il funzionamento ordinario del serbatoio.

Vogliamo provare a vedere ciò che risulta se utilizzassimo i valori di tensione proposti in CEI 31-35? Lascerei stare per le ragioni che ora sono più evidenti.

Cosa possiamo quindi concludere da questo paio di calcoli svolti senza fare riferimento ad alcuna situazione a me nota?

Alcune cose, direi, che riepilogo alla rinfusa:

  • è possibile che all’interno di un contenimento di infiammabili la miscela non sia innescabile almeno durante il normale esercizio (no zona ATEX quindi? Oppure si? Di che tipo? Come classifichiamo?);
  • è possibile che i calcoli, in tali casi, possano essere svolti con tecniche imprecise o non facendo riferimento a basi dati affidabili (e no, la scheda di sicurezza di dieci anni fa non va bene);
  • per il servizio di prevenzione e protezione il riferimento deve essere sempre quello della “migliore tecnica disponibile”. E quindi metodiche di calcolo precise e schede di sicurezza aggiornate;
  • le schede di sicurezza devono essere complete ed aggiornate: questo vale sia per chi le schede le fornisce sia per chi le schede le fruisce;
  • è sempre necessario adottare un adeguato margine di sicurezza su ciò che stimiamo. La nuova CEI EN 60079-10-1:2016, per esempio, può richiedere coefficienti di sicurezza che portano a dimezzare l’LFL e l’UFL di calcolo (k compreso tra 0,5 e 1). Per emissioni di grado continuo l’edizione del 2010 del medesimo standard indicava un coefficiente di sicurezza pari a 4;
  • attenzione alle valutazioni fatte sui valori medi di temperatura e pressione. A volte è necessario ricorrere a simulazioni che comprendano l’intero scenario di variabilità del processo. A questo proposito cito il riferimento IEC TS 60079-43:2017 (Equipment in adverse service conditions);
  • valutazioni di questo tipo possono richiedere la determinazione della Temperatura Limite Superiore di una miscela (introdotta per la prima volta dal Louis Medard) che spesso non viene inclusa nei database di valutazione (si veda la Figura 7 in questo documento dell’INRS);

Ultima, ma non ultima considerazione: possono certamente verificarsi condizioni di saturazione dei vapori all’interno di un serbatoio ma non scordiamoci che, poiché stiamo discutendo di un serbatoio atmosferico, esisterà una valvola di sfiato nelle adiacenze della quale la concentrazione passerà da un valore superiore all’UFL ad una valore tecnicamente nullo all’esterno della medesima. La miscela, cioè, attraverserà, per un volume più o meno consistente (e da valutare), il campo di esplosione LFL-UFL. Con le potenziali conseguenze del caso.

Alla prossima!

Ciao

Marzio

© Marzio Marigo

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Corso sulle novità in tema d’ATEX, le iscrizioni sono aperte: Rischio Atmosfere Esplosive ATEX. Le novità recenti, i metodi e le applicazioni (Bologna, 23/2/2018)

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