Maslow, motivazione e rischio

Spesse volte accade che nei corsi in tema di sicurezza sul lavoro intervengano psicologi per due motivi principali.

Il primo: lo stress lavoro correlato. Non entro nemmeno nell’argomento. Si è detto, sul tema, tutto e il suo contrario. E non ho nemmeno una posizione chiara in merito.

Il secondo: le motivazioni umane ed organizzative alla sicurezza, spesse volte nell’ambito di corsi inerenti i sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro (SGSL). E cosa c’è di immancabile nella cassetta degli attrezzi che ci si porta a casa dopo un corso di questo tipo? Ovviamente la piramide di Maslow con la quale si fornisce la mappa delle motivazioni al comportamento umano, singolo e/o organizzato, in tema di sicurezza.

Abraham Maslow fu uno psicologo umanista statunitense e le sue teorie ebbero grandissimo successo nell’America anni ’60. Spiegavano (spiegano) in modo semplice e comprensibile uno dei problemi da secoli oggetto di dibattito: cosa c’è dietro la motivazione umana? Peraltro è abbastanza recente la pubblicazione in lingua italiana del saggio che compendia complessivamente la sua teoria: Motivazione e personalità.

Maslow, in estrema sintesi, crea una gerarchia piramidale tra i bisogni umani e postula che, per avvertire la necessità del soddisfacimento dei bisogni apicali della piramide, sia prima necessario appagare le esigenze poste alla base della medesima. Detto in termini un po’ prosaici: prima mangio, poi mi copro e solo allora posso pensare di elaborare la parafrasi sensata di una terzina di Dante.

Così dovrebbe avvenire nella vita sociale, così dovrebbe avvenire negli ambiti lavorativi, così (ancora) dovrebbe accadere nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

Ovviamente, come è bene comprensibile, la teoria di Maslow, proprio perché riconduce un problema enorme e complesso ad una narrazione semplice ed immediatamente comprensibile, non può essere corretta. Non a caso è stata nel corso degli anni variamente criticata senza mai giungere, tuttavia, ad una sua completa falsificazione. D’altronde si discute di psicologia e non di fisica quantistica.

Quello che personalmente a me (meccanico di provincia) non torna, sono le seguenti cose tre cosine:

  1. Non credo risponda al vero una scala dei bisogni costante per ogni epoca sociale, economica e di vissuto personale. In fase di crisi e/o incertezza si ha minore tendenza all’apertura, alla volontà di autoaffermazione, rispetto a periodi espansivi. Laura Carstensen, una docente di Stanford, a questo proposito, condusse una ricerca ad Hong Kong prima, durante e dopo il passaggio del controllo politico dalla Gran Bretagna alla Cina. I comportamenti sociali tipici della parte alta della piramide di Maslow, presenti durante in controllo inglese, si abbassarono di livello durante le fasi di incertezza, per poi ripristinarsi quando si comprese che, tutto sommato, la Cina decise di lasciare immutate le dinamiche economiche esistenti.
  2. Il comportamento dei ragazzi è molto spostato verso la parte alta della piramide, a dispetto soprattutto dei bisogni di sicurezza e stabilità. La tendenza al rischio volto al raggiungimento di una propria personale affermazione contrasta non poco con i postulati espressi da Maslow. E non discuto solo di sicurezza sul lavoro, ovviamente.
  3. Per converso, i tipici comportamenti dell’età adulta appaiono molto meno espansivi in termini di socialità e apertura alla novità ricercando molto di più sicurezza sia nelle relazioni sociali come nel rapporto e nelle condizioni di lavoro. In questo ambito, probabilmente, la piramide di Maslow fornisce previsioni più credibili.

Insomma, non diamo per scontato che tutte le “mappe” che ci vengono fornite siano affidabili. Utilizzare le teorie di Maslow per spiegare gli andamenti infortunistici in azienda o per cercare di motivare alla sicurezza il comportamento singolo o dell’intera organizzazione, come ho purtroppo visto fare, potrebbe essere non solo semplicemente inutile.

Ma addirittura controproducente.

PS – No, non nutro particolare acredine verso la specifica forma geometrica.

© Marzio Marigo

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