Il Molino Cordero di Fossano

Sei anni fa, presso il Molino Cordero di Fossano (CN) si verificarono una serie di esplosioni che causarono il tragico decesso di cinque persone (Valerio Anchino, Marino Barale, Antonio Cavicchioli, Massimiliano Manuello e Mario Ricca) e la totale distruzione dell’impianto di produzione. Di seguito si vuole riportare il riepilogo degli eventi che portarono a questo tragico evento, così come indicato dai periti tecnici che seguirono il processo (Marmo et al., 2010).

La storia e gli accadimenti del passato sono, in questo senso, ottimi maestri che possono consentire, se letti con la giusta ottica, di evitare di commettere i medesimi errori.

L’esplosione ebbe luogo a seguito della necessità di scaricare una piccola quantità di prodotto precedentemente caricata in eccesso in un’autocisterna. A questo fine venne collegato lo scarico della cisterna ad un condotto metallico di ripompaggio pneumatico per mezzo di una manichetta flessibile, della lunghezza pari a 6 m, in dotazione al mezzo. La tubazione di trasporto pneumatico avrebbe dovuto convogliare il prodotto in fariniera. Tale operazione, visto il limitato quantitativo di prodotto in gioco, venne condotta con alta diluizione della farina in aria.

L’attivazione della sequenza incidentale è dunque da ricercarsi nei seguenti due fattori concomitanti:

  • diluizione della polvere in ingresso che crea un’ATEX all’interno della tubazione;
  • collegamento non equipotenzializzato con la manichetta isolante.

Tali fattori determinano il primo innesco elettrostatico dell’ATEX all’interno della tubazione. L’esplosione si generò rapidamente e raggiunse la fariniera, trasformando la deflagrazione interna al trasporto pneumatico in un innesco ad alta energia per il contenimento della farina. Ebbe luogo, a questo punto, la prima vera esplosione primaria in capo alla fariniera. Esplosione che rilasciò energie molto elevate, anche a causa dell’innesco ad alta energia e dell’assenza di misure adeguate di protezione contro l’esplosione del contenimento.

Come conseguenza dell’esplosione primaria, si verificano tutta una serie di esplosioni secondarie che si propagano sia lungo il vano montacarichi il quale, attraversando tutti i piani del molino, trasferì le esplosioni a tutti i piani del molino, sia verso l’alto provocando la distruzione del tetto e di parte delle strutture murarie con particolare riferimento alla parte superiore dell’edificio.

Le esplosioni propagatesi nel vano montacarichi determinano anche il cedimento delle cerniere delle strutture di sostegno dei plansichter che precipitano al suolo provocando il crollo totale dei macchinari presenti nella zona dell’azienda definita “B”.

Le esplosioni secondarie si propagano, inoltre ai locali magazzino sacchi. A questi scenari di incidente si aggiunga che il rilievo dei periti evidenziò la presenza, sulla tubazione di carico, di flange deformate che certamente contribuirono anch’esse a propagare l’esplosione originata nel tubo di carico.

A seguito delle esplosioni primaria e secondarie si sviluppò un incendio generalizzato che proseguì per alcuni giorni.

Nel marzo del 2010 il Tribunale di Cuneo condannò, in primo grado, l’amministratore delegato a otto anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, crollo colposo e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche mentre il presidente, nonché fondatore dello stabilimento, venne condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo.

(Post pubblicato originariamente su Postilla.it il 16/7/2013)

© Marzio Marigo

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