Dell’energia e delle “soluzioni semplici”

Ogni tanto qualche politico di grido si spinge a declamare la soluzione del problema energetico italiano con brevi slogan: soggetto, predicato e complemento. A volte nemmeno questi.

In fondo la soluzione di problemi complessi passa da soluzioni semplici, no?

Approfondiamo un po’ l’argomento, se vi va, in questi primi giorni del terzo decennio del 2000.

Nella tabellina che riporto qui sotto, della statunitense EIA,si leggono un po’ di cose interessanti.

La prima: se leggiamo la colonna “Total system LCOE” in assoluto le fonti energetiche meno costose sono l’idroelettrico, il ciclo combinato gas-vapore (a metano) ad alta efficienza e il geotermoelettrico. Tutte attorno ai 40 dollari per MWh (megawattora) prodotto.

La seconda: l’eolico onshore e il fotovoltaico costano il 50% di più rispetto alle fonti più economiche.

La terza: nucleare e carbone con sequestro della CO2 costano il doppio dell’idroelettrico.

La quarta: la disponibilità della fonte energetica è molto varia. Su 24 ore le fonti fossili, il nucleare e il geotermoelettrico garantiscono una presenza del 90% (il 10% sono fermi impianto riconducibili a manutenzione programmata), l’idroelettrico il 75%, l’eolico onshore il 40% e il fotovoltaico il 30% (quando c’è il sole…)

È fatta, quindi! La decarbonizzazione passa da geotermoelettrico, fotovoltaico ed eolico. Non siamo forse il paese del mare e del sole?

…più o meno, diciamo…

I vincoli insuperabili delle risorse rinnovabili sono la possibilità di sfruttarle e la loro disponibilità. Nostro Signore dell’Energia non è stato affatto democratico nell’assegnare ai popoli le varie risorse.

All’Islanda ha garantito geotermoelettrico e idroelettrico totale.

Alla Danimarca l’eolico.

Il resto delle nazioni devono barcamenarsi tra risorse fossili [magari con giacimenti di proprietà, come, per esempio, il carbone in Germania e il gas naturale (in esaurimento) in Norvegia e, ancora per pochissimo, in UK] e rinnovabili.

Peraltro anche nella florida (si fa per dire) Islanda, le automobili e i trasporti su gomma bruciano energia fossile.

E in Danimarca il fossile serve pure a riscaldare le case.

In linea di massima una nazione ha tre grandi utilizzi energetici (al netto delle perdite):

  1. industria;
  2. trasporti;
  3. civile ed agricoltura.

suddivisi, in fonti primarie, al 30% ciascuna (circhissima). Considerando le perdite per cause varie, avremmo un 25% ciascuno. L’energia elettrica, come fonte primaria, è pari invece al 30% (circhissima) e si redistribuisce per metà nell’industria e per l’altra metà nel civile e agricoltura (al netto delle perdite).

Anche nell’ipotesi che una nazione converta la propria produzione elettrica in fonti rinnovabili avrebbe risolto solo il 30% del problema. Il resto dell’energia si ottiene bruciando (tranne sempre la straordinaria Islanda che riscalda pure le case con il geotermico. Un po’ di puzza di uova marce è il pegno che gli islandesi devono pagare. Poca cosa).

E l’Italia?

L’Italia è un “casino”, perdonate il francesismo.

E poteva essere altrimenti?

Nucleare: no, non si può. A parte i referendum (si sa che possono essere disapplicati) il problema risiede nella lunghezza dei progetti. Per costruire una centrale elettronucleare di generazione III+ ci vogliono, butto lì, 20 anni, a partire dall’ideazione fino alla prima criticità del reattore. E 20 anni, in Italia, sono un’enormità se teniamo in conto le dinamiche della politica. Per 20 anni tutte le forze dell’arco costituzionale che prevedibilmente andranno al potere dovranno essere favorevoli al progetto. Poiché la cosa è semplicemente impossibile, il nucleare in Italia non potrà mai vedere la luce. Poi c’è il problemino dei rifiuti nucleari di Saluggia. Ma di quelli ne parleremo quando la Dora Baltea esonderà contaminando parte del nord Italia. Nel lungo periodo accadrà. Basta attendere.

Fotovoltaico: si, va bene. Contribuisce a ridurre l’emissione di CO2 in atmosfera. Ma non è disponibile sempre. Lo è per il 20-30% (siamo generosi). Con enormi problemi di dispacciamento stante la diffusa produzione grid-connected. E per il rimanente 70% del tempo? Utilizziamo gli impianti elettrotermici convenzionali (che devono essere in perfetto backup con la risorsa rinnovabile) e importiamo energia nucleare dal Francia, Svizzera e Slovenia. Non ditemi che non lo sapevate. Esistono un equivalente di quattro-cinque centrali elettronucleari che lavorano solo per l’Italia, fuori dall’Italia (diamo un’occhiata qui se non siamo convinti). Anche in questo caso l’importante è avere il vantaggio dell’energia senza pagarne le conseguenze. Siamo denuclearizzati ma utilizziamo 4-5.000 MW di potenza prodotta con barre di U238 arricchito con U235. I vantaggi della tecnologia senza la responsabilità di doverla gestire e rischi ad essa connessi. Va bene così, giusto?

Eolico: straordinaria fonte. Quando funziona. Ho visto personalmente bellissimi parchi eolici in Puglia. In altre parti d’Italia la situazione è forse migliorabile. Teniamo in ogni caso conto del fatto che in pianura padana non sarebbe buona cosa installare aerogeneratori. Verrebbero nascosti dalla nebbia (ah, non c’è più nemmeno quella?).

Idroelettrico: rappresenta circa il 30% dell’intera energia elettrica prodotta in Italia. Ce n’è da andare particolarmente fieri (non scherzo). Teniamocelo stretto. Annotazione: non è espandibile. Di bacini e di invasi sfruttabili non ce ne sono davvero più.

Geotermoelettrico: a Larderello c’è uno straordinario sfruttamento di questa risorsa che è un regalo che è stato fatto all’Italia (l’unico). Anche lì abbiamo lavorato bene. Siamo i principali produttori in Europa (prima anche dell’Islanda). Ma nel quadro complessivo la produzione data dal calore della terra è poco. Molto poco se raffrontato alle esigenze italiane.

Termoelettrico convenzionale ed avanzato: brucia prevalentemente gas naturale e sostiene il 70% dei consumi elettrici nazionali. È stato messo in crisi, economicamente, dal fotovoltaico che costa meno (grazie agli incentivi) ma che ha bisogno del backup. Se non c’è sole come illuminiamo la casa della signora Maria? Bruciando metano in centrali turbogas che vengono spesso tenute sostanzialmente “spente”, causando non pochi problemi di sostenibilità economica della filiera.

Fino ad adesso abbiamo però discusso del solo 30% dei consumi, quelli elettrici. Poi ci sono i trasporti, che vanno a gasolio e benzina, e i servizi (come riscaldiamo la casa della signora Maria?).

Cioè buona parte del consumo energetico italiano proviene ancora da fonte fossile. Il 70% dell’elettrico e la totalità del rimanente.

Esiste una soluzione semplice ad un problema complesso come quello energetico italiano, quindi?

A ciascuno di noi la risposta, ben sapendo che viviamo in un paese ormai incrollabilmente tecnofobico[1].

[1] Ricordo ancora cosa accadde nella mia regione, il FVG, quando nel 2015 si volle ammodernare la rete di trasmissione ad alta tensione. Ci fu chi, confusamente, immaginò di dover interrare linee da 380 kV per centinaia e centinaia di km. Comitati Nimby locali e politici regionali. Poi la linea si fece con buona pace di tutti. Ma la cascata di mail “poco amichevoli” ricevute in conseguenza di questo mio unico intervento sulla stampa locale la rammento ancora.

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8 pensieri riguardo “Dell’energia e delle “soluzioni semplici””

  1. Buongiorno ing. Mario,
    La ringrazio innanzitutto per aver condiviso la sua analisi. Secondo lei, la valorizzazione energetica dei rifiuti, per esempio tramite termovalorizzazione, potrebbe/dovrebbe essere inserita in una strategia energetica nazionale??

    1. Buongiorno
      diciamo che la potenza elettrica richiesta alla rete elettrica nazionale a luglio di una giornata calda si aggira sui 50.000 MW (leggasi cinquantamila megawatt, come 100.000 Ferrari di F1 a piena potenza).
      Il termoutilizzatore di BS, il più potente in Italia, ha una potenza di targa di 75 MW (meno in estate quando non c’è il “pozzo freddo” delle abitazioni da riscaldare).
      Insomma, no. Non credo che la soluzione passi dall’energia ottenuta dai rifiuti.
      Saluti cordiali
      MM

  2. Tutto vero, ma non concordo sull’idro ormai terminato. È finita la fase dei grandi idro, diciamo > 1 MW (che più grosso non è), ma le mini e micro idro sono in fase di seria diffusione negli ultimi 5 anni, e devo dire sono tanti. Quanta % globale possano incidere non so, ma ritengo non pochi punti percentuali sul consumo totale.

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