Delle domande. E delle Sibille.

Questa volta un “pezzo” filosofico, diciamo così…

In un recente corso al quale ho partecipato il relatore insisteva sul concetto di porsi le domande giuste, cosa con la quale certamente concordo.

Se non ci si pone il giusto quesito difficilmente possiamo giungere a cogliere l’essenza del problema impiantistico.

E non è nemmeno vero che la proposizione delle giuste domande arrivi con un atto deliberato: “Ora mi pongo le domande sul processo dell’azienda X”.

In molti ci hanno tentato, e l’HAZOP ne è la dimostrazione.

Ma non possiamo pensare di risolvere tutto con metodiche adatte alla valutazione di rischio in impianti chimici o in centrali nucleari.

E quindi ci si deve ingegnare.

Nella maggior parte dei casi la domanda giusta è conseguente al processo di sopralluogo nel quale è necessario ascoltare la voce di tutti.

Amministratore delegato, processista, manutenzione, lavoratori, RSPP, RLS, parte sindacale. Tutti, a loro modo, possiedono una personale verità e consentono di illuminare con luce differente una lavorazione, un ciclo o un processo di produzione.

A volte non è sempre possibile ottenere il parere di tutti. A volte si comprende che la cosa non è gradita. Ma ci si prova ugualmente. Qualcuno potrebbe dire che si va alla ricerca degli Invisible Assets postulati da Hiroyuki Itami.

Solo qualcuno, però.

E ci sarà sempre chi cercherà di utilizzare la tua professionalità per farti dire “cose” utili alla sua “parte”. Un parere rimbalzato da fuori è sempre utile alle proprie personali battaglie di posizione.

“Parlare a nuora perché suocera intenda” afferma la solida cultura popolare.

Purtroppo possiedo il vizio di cercare di farmi un’idea autonoma dei problemi e, pur sforzandomi di ascoltare le persone, cerco di crearmi una “narrazione” il più possibile ancorata ai fatti, alle evidenze empiriche, alla letteratura tecnica e alla normativa.

E, per far saltare fuori la domanda giusta, conosco un solo metodo: pensare al problema in ogni momento, in modo “gesuitico” e “ossessivo”. Per un po’. A caldo. Magari nei giorni successivi al sopralluogo. Il silenzio dell’auto nei viaggi di ritorno è straordinariamente utile. E poi lasciare le cose lì a decantare.

La soluzione, spesse volte, emerge da sé, magari attraverso il pensiero laterale. E magari (ancora) in modo improvviso e inaspettato.

La risposta veloce, al telefono, va bene per le cose che conosci bene e che hai già visto.

I nuovi problemi necessitano, invece, di sedimentazione.

E, non so se accade anche ad altri, di problemi nuovi ce ne sono tutti i giorni.

Il relatore e la sua ricerca delle domande, dicevo…

Alla, credo, quarta ripetizione del medesimo concetto non ho trattenuto un: “Ok, le domande. Ma pure le risposte sono importanti! Ad un tecnico, ad un ingegnere, si chiede certamente l’inquadramento del problema. Ma pure una sua ragionevole chiusura. Soluzioni! Ci chiamano per fornire soluzioni. Evitando, possibilmente, aggettivi che richiamino, anche solo lontanamente, l’opportuno, l’adeguato o l’idoneo”.

Insomma, la penso così.

Nell’ambito della sicurezza tecnologica e del lavoro è necessario certamente farsi domande “giuste” e darsi “risposte” meditate.

A volte scomode.

Evitando tuttavia di passare per “Sibille Cumane” nella stesura dei propri report.

Siamo sarti che confezionano vestiti su misura.

Non magazzini all’ingrosso che offrono modelli standard.

Alla prossima!

© Marzio Marigo

Share

4 pensieri riguardo “Delle domande. E delle Sibille.”

  1. Sempre superlativo …..
    Chi è abituato a fare il direttore d’orchestra, magari indossando la giacca di qualche ente di controllo, risolve le questioni tecniche con avverbi ed aggettivi, mettendo spunte su check-list e, tutt’al più, richiamando qualche astratto normativo violato. Tale strategia equivale a demandare in toto ad altri le responsabilità (tecniche e legali) delle soluzioni individuande, sgravandosi da qualsiasi onere. Per questi, il tempo è un freddo, sterile strumento per imporre precetti.
    Viceversa, per chi raccoglie dati, studia esigenze, si documenta per approfondire fenomeni, in altri termini, si sporca le mani, sa che il tempo è una risorsa preziosa, incomprimibile, insostituibile ed altrettanto importante quanto la CULTURA, tecnica e non, per raggiungere l’obiettivo.
    Grazie

  2. Condivisibile e bellissimo articolo. È tutto vero. Ogni giorno di presentano problemi nuovi in realtà complesse e non sempre le soluzioni adpttate per problemi analoghi possono fare risposta certa. Pertanto i suggerimenti e l’impostazione data dall’Autorevole autore del presente articolo sono una imprescindibile condizione a possibile Buon lavoro fatto di Professionalità, Serietà e Responsabilita. Queste premesse fanno la differenza. Grazie. Cordialità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.