Della previsione del futuro e dell’infiammabilità delle sostanze

No, non voglio sostituirmi al divino Otelma. Il mondo che circonda tutti noi è già particolarmente affollato di persone che ritengono di poter prevedere il futuro, in molti settori, economico in primis. Molti dei quali, peraltro, appartenenti ad una specifica categoria Dunning-Kruger.

Ciò che più modestamente propongo è l’esercizio del Paragrafo 6.6.14 del mio manuale Rischio Atmosfere Esplosive ATEX (pagina 398).

Insomma un post un po’ più specialistico e meno storico del precedente.

Partiamo, quindi.

6.6.14 Tipizzazione dei gruppi e delle classi di temperatura di un campione di sostanze infiammabili

Al progettista degli impianti elettrici di uno stabilimento chimico-farmaceutico viene chiesto di stendere il capitolato d’appalto per gli apparecchi elettrici e meccanici da installarsi nelle zone classificate a rischio di esplosione presenti in un nuovo reparto di prossima costruzione. La classificazione delle zone a rischio di esplosione (HAC, Hazardous Area Classification) è stata già realizzata dall’ingegneria dell’azienda in conformità allo standard IEC 60079-10-1:2015.

Il principale problema da superare è il seguente: mentre sono ben note le sostanze che nel breve/medio termine saranno prodotte nel reparto, più difficoltoso è ipotizzare quali cicli produttivi saranno sviluppati dall’azienda nel lungo termine.

La questione, quindi, consiste nell’identificazione di un giusto compromesso, in termini di gruppi[1] e classi di temperatura[2], da assegnare agli apparecchi elettrici e non elettrici da installarsi nelle zone HAC per consentire all’impianto una produzione multipurpose adeguatamente flessibile.

La soluzione percorsa sarà quella di predisporre un’analisi del database delle 404 sostanze presenti in CEI 31-35. Quelle maggiormente rappresentate in termini di gruppo e classe di temperatura sono le IIAT2 (circa il 31% del totale) seguite dalle IIAT3 (circa il 22% del totale). Nella Tabella seguente si riporta il diagramma di Pareto complessivo risultante dall’elaborazione condotta.

Le necessità di garantire una sufficiente flessibilità all’impianto unita all’esigenza di consentire la fattibilità economica del medesimo orienta infine il progettista nella scelta di adottare uno standard d’acquisto non inferiore al IIBT3 per tutti gli apparecchi elettrici e non elettrici. Tale scelta di compromesso consente comunque di includere circa il 90% delle oltre 400 sostanze indicate in Tabella GA-2, CEI 31-35:2012.

Alla prossima!

Ciao

Marzio

© Marzio Marigo

[1] [Art. 5.5.15.1, CEI 31-35:2012] I prodotti ATEX destinati all’installazione in zone con pericolo d’esplosione sono suddivisi in due gruppi con il seguente significato:

  • gruppo I – prodotti per miniere con presenza di grisou;
  • gruppo II – prodotti per luoghi con pericolo di esplosione diversi dalle miniere con presenza di grisou.

(…)

Le sostanze hanno comportamenti diversi nei confronti dell’esplosione, per questo motivo alcuni tipi di prodotti ATEX del gruppo II sono suddivise nei sottogruppi IIA, IIB, IIC in relazione al tipo di sostanza.

NOTA Il termine sottogruppo non è generalmente utilizzato; si preferisce indicare in breve gruppo IIA, gruppo IIB, gruppo IIC.

Per alcuni tipi di prodotti ATEX, la suddivisione nei sottogruppi IIA, IIB e IIC, è attuata in base all’interstizio sperimentale massimo di un giunto standard (MESG – Maximum Experimental Safe Gap) che non permette all’esplosione avvenuta all’interno della custodia, di innescare l’atmosfera esplosiva esterna. Il MESG decresce nell’ordine per i prodotti ATEX IIA, IIB, IIC; vedasi la Norma EN 60079-0 (CEI 31-70), allegato A. (Maggiori dettagli sono rinvenibili nel Paragrafo 2.1.4 del testo Rischio Atmosfere Esplosive ATEX).

[2] [Art. 5.5.15.2, CEI 31-35:2012] Per i prodotti ATEX del gruppo II, le massime temperature superficiali sono suddivise in classi da T1 a T6 (Maggiori dettagli sono rinvenibili nel Paragrafo 2.1.3 del testo Rischio Atmosfere Esplosive ATEX).

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