Dati INAIL 2018: alcune cose

Ho provato a correlare i recenti dati INAIL del 2018[1], presentati il 27 giugno 2018 presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, con il numero di addetti presenti nel database dell’ISTAT relativi all’anno 2017[2].

Moltissime altre sono le “estrazioni” e le “intersezioni” che possono essere svolte a partire dai dati grezzi INAIL.

Ma non è il mio mestiere.

Fatta questa premessa, suggerisco di leggere per bene la tabella riportata qui sotto.

Letta?

Ok.

Si possono fare, a mio parere, le seguenti considerazioni.

  • La prima: gli infortuni denunciati per numero di addetto appaiono elevati tra i 15 e i 24 anni (6,9%) e poi, per le classi di età successive, diminuiscono e si stabilizzano nell’intervallo tra il 2,1% e il 2,5% (rapporo I/L).
  • La seconda: la media complessiva dell’intera popolazione impiegata è di 2,5 infortuni denunciati ogni 100 addetti all’anno.
  • La terza: al netto dell’anomalia 15-24 anni (6 decessi ogni 100.000 lavoratori all’anno), la mortalità cresce al crescere dell’anzianità. Il tasso di mortalità medio complessivo 5E-5 è molto superiore a quello che potrebbe essere considerato “accettabile” (1E-6 decessi per lavoratore all’anno).
  • La quarta: la popolazione matura al lavoro (65+) palesa tassi di mortalità cinque volte superiori rispetto alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni.
  • La quinta: è presente un rapporto medio tra il numero degli infortuni denunciati e quelli mortali di circa 530 infortuni/decesso. In questo caso il parametro tende a manifestare un elevato valore a partire dalla fascia 15-24 anni (rapporto I/M=1140 infortuni/decesso) e tende via via a decrescere fino ai 65+ (rapporto I/M=142 infortuni/decesso). Attenzione tuttavia: la relazione di causalità tra infortuni e decessi può essere dimostrata solo in un numero preciso e circoscritto di accadimenti, come avevo cercato di evidenziare a suo tempo. Diffidiamo, quindi, dalle trappole mentali Heinrich-correlate.

Fatemi avere, se credete, via Linkedin, Facebook o nei commenti qui sotto, vostre ulteriori considerazioni. Ve ne sarei davvero grato.

Ciao

…e alla prossima!

Marzio

PS – Qualcuno di bravo mi può spiegare come interpretare i dati di infortunio sul lavoro per i minori di 14 anni (cfr. Tabella B1.5)?

[1] Mi sono concentrato sulle sole tabelle B1.5 e B2.5 presenti nell’Appendice statistica alla Relazione Annuale 2017 del Presidente dell’INAIL.

[2] L’assunzione fatta è che, mediamente, il numero di ore lavorate complessivo sia proporzionale al numero di addetti.

-> UPDATE DEL 06/07/2018, ORE 19:00 <-

  • Ho corretto il refuso sull’incidenza della mortalità giovanile (grazie a Gianfranco Ronchese).
  • Nella mortalità, così come negli infortuni, non ho differenziato tra “itinere” e “occasione di lavoro” come sarebbe stato più corretto. Se assumiamo la sola “occasione di lavoro” (n. 808 decessi) l’indice di mortalità di abbassa a 3,51 decessi ogni 100.000 lavoratori all’anno. Se poi scorporiamo ulteriormente i soli accadimenti “senza mezzo di trasporto” (n. 584 decessi) otteniamo il tasso di 2,54 decessi ogni 100.000 lavoratori all’anno (grazie ad Andrea Rotella). Tale indice risulta peraltro del 40% superiore rispetto all’analogo dato medio calcolato da Eurostat e riferito all’UE a 28 (1,83 decessi ogni 100.000 lavoratori, anno 2015) e tre volte superiore a quello dei paesi maggiormente virtuosi del nord europa (nel 2015 in UK, per esempio, si evidenziava un tasso di 0,83 decessi ogni 100.000 lavoratori all’anno).
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