Manutenzione e sicurezza sul lavoro: quali implicazioni?

L’attività di manutenzione, nell’ambito della sicurezza sul lavoro (in generale) e in relazione al rischio di esplosione (in particolare) rappresenta, di certo, uno tra i più importanti fattori di stabilizzazione del rischio.

Purtroppo viviamo in un Paese in cui:

  • una parte significativa del tessuto industriale opera nel 2019 in totale assenza di reali politiche di manutenzione;
  • il concetto di “manutenzione” viene inteso solamente come “riparazione”. La manutenzione è considerata, quindi, una misura tecnica esclusivamente reattiva, correttiva.

E, come illustra lo schema seguente, tali sistemi produttivi, pur operando in mercati ormai proiettati oltre il 2020, lavorano con logiche tipiche degli anni ’40 (“Fix it when it broke” ovvero “Aggiusta quando si rompe”).

La manutenzione, così come classificata in forma linneiana nella recente norma UNI EN 13306:2018 (e da intendersi come la “combinazione di tutte le azioni tecniche, amministrative e gestionali, durante il ciclo di vita di un’apparecchio, destinate a mantenerlo o riportarlo in uno stato in cui possa eseguire la funzione richiesta”) non è un’attività derogabile. In altri termini l’esercizio in sicurezza di ambienti, macchine, processi e persone necessita di un piano strutturato di manutenzione. 

Nessun dubbio su questo.

E, sempre rifacendosi al dizionario della manutenzione citato (cfr. UNI EN 13306:2018), la riparazione di un guasto (la cosiddetta manutenzione correttiva), è solo una frazione minimale delle circa venti strategie manutentive potenzialmente attuabili.

Vorrei essere esplicito:

La manutenzione non è (solo) riparazione di guasti: è molto altro

Adottare concrete politiche di manutenzione preventiva consente, ad un tempo, di limitare i fermi produttivi ed aumentare in modo sostanziale i livelli di sicurezza aziendali.

  • Domanda: “L’adozione in azienda di un piano strutturato di manutenzione necessita di investimenti economici?”
  • Risposta: “Si, certamente”

L’idea di introdurre misure benefiche a costo zero fa parte del solo mondo delle fiabe o dell’attuale dibattito politico. Non esistono pasti gratis, avrebbe detto Milton Friedman, e questo vale anche in ambito manutentivo. Con una postilla, tuttavia: la manutenzione, se correttamente esercita, evita fermi di produzione. E se una linea produce “X” kEuro/h, evitarne la fermata per diecine di ore l’anno si traduce in costi evitati esattamente proporzionali.

Vorrei essere, ancora una volta, esplicito:

La manutenzione, quella vera, si ripaga da sé e genera ricadute benefiche in tutti gli ambiti dell’agire produttivo di stabilimento

L’incremento di sicurezza è uno tra gli addentellati più importanti tra le ricadute manutentive. Di più: quanto più l’attività è a rischio tanto più ha da guadagnarci con l’adozione sistematica di piani di manutenzione preventiva.

La sicurezza sul lavoro e di processo si nutre di manutenzione

Senza la barriera affidabile data da un piano strutturato di manutenzione non vi è, infatti, la reale possibilità di intercettare e/o prevenire il “primo guasto” alla macchina/impianto/processo. E se non si possiedono gli strumenti tecnici e culturali necessari a leggere e interpretare i segnali deboli che un guasto incipiente produce, nulla può impedire ad un secondo/terzo/…/”n” guasto di sovrapporsi al primo con un’autentica esplosione di scenari di rischio potenzialmente catastrofici.

Ci siamo quindi? Non si può fare reale sicurezza sul lavoro e/o sicurezza di processo senza lo straordinario volano stabilizzatore fornitoci da un piano manutenzione strutturato e realmente implementato in stabilimento. A questo si aggiunga il fatto che:

  • le normative tecniche armonizzate che attualmente consentono al costruttore di assolvere agli obblighi imposti dalle direttive di prodotto (direttiva macchine, ped, atex, ecc.), e quindi marcare CE il proprio manufatto, sono concepite come strumento per garantire la sicurezza del prodotto nuovo. Nella maggioranza dei casi, quindi, le norme armonizzate, le tipo “C” in particolare, non si pronunciano in modo approfondito sulle tematiche connesse al mantenimento delle caratteristiche di sicurezza del prodotto nell’arco del tempo di missione progettato. Nonostante questo sono ormai trascorsi ormai più di 23 anni dall’entrata in vigore della Direttiva Macchine in Italia. E anche le macchine invecchiano;
  • a causa della problematica precedentemente esposta, le istruzioni d’uso delle macchine sono spesso, per la parte di utilizzo e manutentiva, o lacunose oppure, al contrario, ridondanti e costringono l’utilizzatore a tediosi e soventemente inutili controlli spesso molto ravvicinati nel tempo;
  • il Titolo III, Capo I, D.Lgs. n. 81/2008 ha introdotto il concetto di controllo sulle attrezzature di lavoro, da effettuarsi a cura del datore di lavoro, che si affianca alle verifiche di legge svolte da ente terzo. Tuttavia, mancano chiari riferimenti sulle modalità concrete attraverso cui tali controlli possano essere svolti. Tale obbligo di controllo e manutenzione richiede infatti, da parte dell’utilizzatore, uno sforzo di omogeneizzazione delle prescrizioni indicate dai manuali di uso, soprattutto nei casi di impianti complessi.

Focalizzandoci ora sul rischio di esplosione, l’assenza di adeguate politiche di manutenzione può rendere nel tempo inefficaci anche plurime barriere indipendenti atte ad evitare l’emissione di ATEX e, come alcuni accadimenti incidentali dimostrano (qui e qui, per esempio), tale criticità può essere posta alla radice di incidenti catastrofici del recente passato.

Non è un caso, quindi, che nell’ambito della norma di classificazione CEI EN 60079-10-1:2016 i termini “manutenzione”, “monitoraggio” e “verifica”, nel senso manutentivo dato dalla UNI EN 13306:2018, siano presenti almeno 25 volte all’interno del documento.

La norma CEI EN 60079-10-1:2016 specifica altresì che: “[…] La classificazione dei luoghi non dovrebbe essere una scusa per giustificare un’attività di manutenzione scarsa, ma l’utilizzatore deve essere avvertito che attività scarse potrebbero compromettere le basi su cui si fonda la classificazione del luogo […]”.

L’inderogabilità delle attività di manutenzione si evince, peraltro, dall’art. 3.1.4 delle linee guida di buona pratica relative alla direttiva 1999/92/CE che recitano quanto segue: “Gli impianti devono essere concepiti in modo che non si generino considerevoli perdite (di atmosfere esplosive, ndr) nelle previste condizioni di funzionamento […] mediante una regolare manutenzione”.

A questo, per i luoghi a rischio di esplosione, si sono aggiunti sistemi di certificazione molto interessanti quali l’Ism-ATEX, dei quali discuteremo a Milano nel corso del workshop.

La presenza di politiche di manutenzione strutturate non è dunque un optional, nella valutazione del rischio di esplosione, ma un suo presupposto ineludibile.

In conclusione, la classificazione delle zone a rischio di esplosione, e la conseguente valutazione del rischio deve presupporre l’implementazione di un ragionevole piano di manutenzione preventiva e correttiva proporzionato al rischio dell’impianto valutato. A titolo indicativo, le frequenze e le modalità di controllo delle sorgenti di emissione derivanti da gas naturale sono rinvenibili in IGEM/SR/25 Ed 2 mentre, più in generale, si può fare riferimento all’integrità meccanica (Mechanical Integrity) proposta dal CCPS, alla manutenzione orientata all’affidabilità (RCM, Reliability Centered Maintenance declinata secondo SAE JA1011:2009) contestualizzata in ambito industriale oppure alle ispezione basate sul rischio (RBI, Risk-Based inspection) di cui allo standard UNI EN 16991:2018.

Ovviamente anche questo argomento sarà parte del programma del seminario che si terrà a Milano il 7 febbraio 2020. Che ve lo dico a fare?

Dimenticavo: auguri di buone festività ai miei tre lettori. Di cuore.

Corso di formazione: CLASSIFICAZIONE ATEX E RISCHIO DI ESPLOSIONE: WORKSHOP AVANZATO (MILANO, 7 FEBBRAIO 2020)

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La nuova classificazione delle zone a rischio di esplosione

Venerdì 17 maggio 2019 presso l’Ordine degli Ingegneri di Pordenone terrò un corso di formazione finalizzato ad illustrare la nuova metodologia di classificazione delle zone a rischio di esplosione prevista dalla norma CEI EN 60079-10-1:2016.

Rilevo, a questo proposito, che l’introduzione del nuovo standard di classificazione e la contemporanea abrogazione della IV edizione della linea guida CEI 31-32:2012 hanno determinato alcune perplessità applicative tra gli addetti ai lavori. Dubbi che necessitano di una soluzione urgente.

Il corso quindi, proponendo elementi di approfondimento e discussione della tematica specifica, consentirà di iniziare a districare la matassa di pareri e interpretazioni a volte in conflitto tra loro.

Questo sarà il programma, articolato su 8 ore:

  • Un approccio basato sulle evidenze e lo studio degli incidenti industriali
  • L’influenza di specifici parametri di esplosività sul rischio ATEX e l’interpretazione dei risultati dei test di esplosione
  • La classificazione delle zone a rischio di esplosione (gas, vapori) secondo la nuova metodologia data dalla CEI EN 60079-10-1:2016
  • Eventuali integrazioni alla CEI EN 60079-10-1:2016 con EI15:2015 e CEI 31-35:2012 (ora abrogata)
  • Proposizione di esempi di calcolo utilizzando lo standard CEI EN 60079-10-1:2016: rilasci a getto, rilasci diffusivi, rilasci di liquidi infiammabili. Gli esempi proposti saranno originali, non compresi negli allegati alla norma tecnica, presentati per la prima volta ad un corso di formazione e tratti dalla realtà industriale italiana
  • Esercitazione finale di classificazione

La partecipazione prevede la fornitura delle presentazioni originali in formato pdf.

Il corso consentirà di acquisire 8 CFP (Ingegneri). Inoltre, per i professionisti antincendio abilitati ai sensi della Legge n. 818/1984, il percorso formativo proposto costituisce un aggiornamento di 8 ore ex DM 5 agosto 2011 (in attesa di autorizzazione della Direzione Regionale).

L’iscrizione al corso potrà essere fatta attraverso il portale ISI formazione (attenzione: i posti sono limitati).

Per chi arriverà da più lontano consiglio questo hotel oppure questo per il pernottamento. Sono entrambi a pochi minuti a piedi dalla sede dell’Ordine degli Ingegneri di Pordenone.

Infine, per chi voglia affiancare ad un tedioso corso in tema d’ATEX anche la visita ad una città culturalmente stimolante quale Pordenone è, consiglio l’esposizione Femmes 1900. La Donna Art Nouveau. Omaggio a Eugene Grasset che vedrà l’inaugurazione proprio in quei giorni.

Se vorrete, quindi, appuntamento al 17 maggio a Pordenone!

Marzio Marigo

PS – È finalmente disponibile per il download il mio ebook: Classificare le zone a rischio di esplosione con la norma CEI EN 60079-10-1:2016. Lo potete scaricare dal portale Wolters Kluwer.

PPS (Update del 13/4/2019) – Se sai rispondere alle seguenti domande NON ti serve un corso di formazione sul nuovo standard CEI EN 60079-10-1:2016:

  1. Le esclusioni previste per gas combustibili a bassa pressione sono valide anche per GPL? Cosa si intende precisamente per bassa pressione?
  2. Come calcolo i ricambi d’aria in ambienti di grandi dimensioni?
  3. Ma davvero la disponibilità della ventilazione naturale in ambienti chiusi non può essere definita BUONA?
  4. Ma davvero le distanze minime di classificazione non possono essere inferiori al metro?
  5. Quali sono le parti della linea guida CEI 31-35:2012 (ora abrogata) non in contrasto con la seconda edizione della IEC 60079-10-1?
  6. I controlli di esplodibilità consentono ancora di declassificare i luoghi a rischio di esplosione oppure no?
  7. Nel caso di liquidi ad alta viscosità posso utilizzare le normali equazioni di rilascio?
  8. Il nuovo diagramma logaritmico illustrato nell’allegato D con il quale si calcolano le distanze a rischio di esplosione è affidabile?
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Classificare le zone a rischio di esplosione con la nuova norma CEI EN 60079-10-1:2016

Oggi ho consegnato all’Editore le bozze dell’ebook che a breve verrà pubblicato da IPSOA-WKI Italia.

Con questo lavoro ho cercato di illustrare le opportunità e i limiti della nuova norma di classificazione CEI EN 60079-10-1:2016. Il nuovo standard possiede molta luce ma anche luoghi d’ombra, a volte inaspettati. Sono soprattutto questi ultimi che ho cercato di illuminare con interpretazioni tecniche ragionevoli, approcci e criteri applicativi ed esempi di calcolo. La materia è “viva” e, non essendoci letteratura a supporto delle scelte fatte dal normatore, si può prestare a facili fraintendimenti.

Spero di essere riuscito a chiarire qualcosa. Almeno in parte. Tratto dall’introduzione: “(…) In estrema sintesi, la norma tecnica CEI EN 60079-10-1:2016 è la prima IEC 79-10 che si “autosostiene”; in essa sono presenti sia le equazioni di emissione relative ad alcuni scenari di rischio, sia nomogrammi che consentono di determinare l’eventuale tipo di zona a rischio di esplosione sia, per finire, nomogrammi che permettono la stima della dispersione e quindi dell’estensione della zona. Insomma, è uno standard immediatamente applicabile una volta che si abbiano le equazioni di emissione afferenti ad ogni scenario e reperibili ampiamente in letteratura tecnica [es. TNO Yellow Book (Capitoli 2, 3), Crowl e Louvar (Capitolo 4), Lee’s (Capitolo 15), CEI 31-35:2012 (Appendice GB.4), ecc.].

La CEI EN 60079-10-1:2016 è quindi immediatamente applicabile e restituisce, rispetto all’utilizzo della linea guida CEI 31-35:2012, risultati sorprendenti e, per alcuni scenari, molto più aderenti alla realtà fisica del fenomeno di rilascio e dispersione (soprattutto di dispersione). Le prime comparazioni di classificazione svolte sia con la linea guida CEI 31-35:2012 che con la norma CEI EN 60079-10-1:2016 lasciano infatti intravedere modifiche molto sostanziose nella determinazione della distanza pericolosa (nel campo vicino), soprattutto per alcuni specifici scenari di rilascio tipicamente presenti in molte filiere industriali italiane.

Al momento dell’elaborazione del presente lavoro la situazione normativa, nell’ambito della classificazione delle zone a rischio di esplosione per gas e vapori infiammabili, evidenzia la seguente norma in vigore:

  • CEI EN 60079-10-1:2016 (Atmosfere esplosive. Parte 10-1: Classificazione dei luoghi. Atmosfere esplosive per la presenza di gas)

Le linee guida applicative dell’edizione del 2010:

  • CEI 31-35:2012
  • CEI 31-35/A:2012

sono state abrogate a partire dal 14 ottobre 2018 (il 13 ottobre cessava infatti il periodo di vigenza contemporanea dell’edizione del 2010 e quella del 2016 dello standard CEI EN 60079-10-1). Nonostante questo i contenuti tecnici di tali guide rappresentanto un utile riferimento per le metodologie scientifiche in esse contenute, relativamente alle parti non in contrasto con la nuova edizione della Norma CEI EN 60079-10-1:2016, nell’ambito delle scelte affidate al valutatore/classificatore.

Il nuovo standard di classificazione è stato pubblicato dall’IEC nel settembre 2015, successivamente recepito come norma EN nel dicembre 2015 e, infine, pubblicato dal CEI italiano nel marzo 2016 come CEI EN 60079-10-1:2016. Nel novembre del medesimo anno il Comitato Elettrotecnico Italiano ha pubblicato l’edizione in lingua italiana della norma.

Il presente ebook, da considerarsi come un aggiormento, sull’argomento specifico, del manuale edito da IPSOA nel 2017, si propone lo scopo di illustrare l’ambito applicativo della nuova CEI EN 60079-10-1:2016 nonché di illustrare, attraverso esempi applicativi tratti dalla realtà del tessuto produttivo italiano, la concreta applicazione degli strumenti forniti dalla norma tecnica (…)”.

A presto

Marzio

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